"Chan fhaca mi aingeal no naomh
ach chuala mi fhuaim na mara 'gus eilean mo chridhe
na theis meadhan"

Colum Cille, 7° sec. D.C.

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Deirdre

Famosa e tragica storia d'amore dell'Ulster, è il racconto della fuga di Deirdre e del suo amato Naisi in Scozia (Alba, secondo la dicitura antica) per sfuggire al re Conor (o Conchobar), innamorato della ragazza, che farà di tutto per ricondurla a sé ed eliminare dalla scena il rivale.
Chiamata anche "Deirdre l'addolorata" ("Deirdre of Sorrows"), questa leggenda fa parte del ciclo dell'Ulster, o ciclo del Ramo Rosso.
Quasi tutti i poeti hanno cercato di raccontarla con una loro versione. Ne esiste anche una versione teatrale di William Butler Yeats del 1907, dal titolo “Deirdre”.
La seguente è la versione di Sir Samuel Ferguson, forse quella che preferisco, tratta da ”Hibernian Night's Entertainment”, New York, 1872.

I re dell'Ulster erano nel pieno dei festeggiamenti in casa di Felimy, figlio di Dall, cantore a corte di Conor. Allora la moglie di Felimy era gravida, ma continuava a servire di persona i propri ospiti. Le coppe giravano per i tavoli e le pareti di quell'onesta casa riecheggiavano di risate.
Improvvisamente il bimbo gridò dal ventre della madre, e la donna fu assalita dai dolori del parto. Cathbad, il druido, si alzò e fece una profezia: «Sotto la tua veste, o donna, nel tuo ventre arcuato, piange una bambina. Crescerà e diventerà una bella fanciulla dai capelli biondi e dagli occhi verdi. Ella porterà sventura sull'Ulster. Il suo sguardo sarà fatale per gli uomini che la brameranno. Sta per nascere una bambina della sventura e del dolore per Erin; il suo nome sarà Deirdre». Tutti impietrirono dalla paura e tacquero fino al momento in cui nacque la creatura: era davvero una bambina con gli occhi verdi. I nobili dell'Ulster gridarono in coro: «Questo neonato non deve vivere!».
Ma Conor portò via la bambina di Felimy e ordinò che venisse allevata nella propria famiglia e quando fu svezzata la fece portare in una fortezza isolata, dove non avrebbe dovuto vedere alcun uomo finchè non fosse venuto il re in persona a prenderla in moglie. Deirdre visse lontana dal mondo e divenne la più bella ragazza di tutta l’Irlanda. Non vide mai alcun uomo in vita sua, tranne il suo custode vecchio e brutto.
Ma un giorno d’inverno, quando il vecchio uccise un cerbiatto sulla porta della fortezza, la ragazza vide un corvo che beveva il sangue finito sulla neve. Chiese allora alla sua balia: «Mia cara, sii sincera. Dov'è quell'uomo che ha la pelle bianca come la neve, le guance rosse come il sangue e i capelli neri come le ali di una corvo? Ti prego, Lewara, dimmi, esiste al mondo un uomo così? Io voglio amarlo, e lui dovrà amare me».
«Ce ne sono tanti così» disse Lewara «ma il più bello di tutti vive nella casa del re. È Naisi, figlio di re Usnach.»
«Ahimè!» escalmò Deirdre «Se non riesco a vedere quest'uomo morirò.»
La balia pensò al modo di fare incontrare Naisi e Deirdre. E le sventure iniziarono.
Un giorno Naisi si mise a suonare l'arpa nella pianura di Eman. La musica dei figli di Usnach era dolce; quando le mucche la ascoltavano producevano due terzi di latte in più del solito, e uomini e donne dimenticavano tutte le loro pene e i loro dolori quando udivano le dolci note.
I figli di Usnach erano anche molto forti. Quando si mettevano a combattere schiena contro schiena, nemmeno tutti gli uomini di Conor mesi insieme sarebbero riusciti a sconfiggerli. Erano agili come cani da caccia e più veloci dei cervi. Mentre Naisi stava cantando nella pianura di Eman vide avvicinarsi una fanciulla a testa china. Egli vedeva solo i suoi capelli biondi come il grano. Si avvicino e lo oltrepassò senza dire una parola, ma lo sguardo folgorante dei suoi occhi verdi gli si impresse sulla fronte.
«È graziosa la giovane che mi è passata dinanzi» disse Naisi.
La ragazza lo guardò e replicò: «A cosa serve a una ragazza tutta la sua bellezza se non sente mai sul suo petto la mano di un giovane?».
Naisi capì che costei era Deirdre, perché nessun’altra ragazza avrebbe osato parlare così, e fu assalito da grande paura.
«Il re di questa provincia è il tuo fidanzato, leggiadra fanciulla» disse.
«Io non lo amo» rispose lei. «È vecchio. Preferirei sposare un uomo giovane come te.»
«Non dire così» disse Naisi. «È meglio andare in sposa al re che al suo servitore.»
«Che sciocchezza lasciar parlare sempre e solo la voce della ragione» replicò Deirdre. Poi colse una rosa da un roseto selvatico, gettò il fiore ai piedi di Naisi e disse: «Sarai disonorato per sempre se mi rifiuterai».
«Non indurmi in tentazione, ti prego» disse Naisi. «Ti voglio» replicò Deirdre. «E se tu non mi sposerai dopo tutto quello che abbiamo detto sarai disonorato di fronte a tutti gli uomini di questo paese. Me l'ha assicurato la mia balia Lewara.»
Naisi non sapeva più cosa dire. Deirdre prese la sua arpa, si sedette accanto a lui e cominciò a suonare una dolce musica. Gli uomini dell'Ulster rimasero incantati quando udirono questa melodia; i figli di Usnach, invece, accorsero e dissero al fratello: «Ahimè, cos'hai fatto? Non è costei la ragazza che porterà grandi sciagure sull'Ulster?».
«Che cosa avrei potuto fare?» rispose Naisi. «Chi potrebbe lottare contro l'amore? Se non la prendo in moglie dopo tutto ciò che è accaduto tra noi sarò disonorato di fronte a tutti gli uomini dell'Irlanda.»
«La sventura cadrà su di noi» dissero i fratelli. «Che m'importa?» rispose Naisi. «Meglio attirar su di sé la sventura che essere disonorati. Ce ne andremo in un altro paese.»
Discussero per un momento, poi, dato che amavano Naisi più di ogni altra cosa, i suoi fratelli decisero di seguirlo dovunque egli andasse.
Il mattino dopo si misero in viaggio e presero con sé centocinquanta guerrieri, centocinquanta donne, centocinquanta levrieri e centocinquanta servitori. Durante la notte, prima di questo giorno, Naisi dormì con Deirdre. Era contento che lei fosse diventata sua sposa per sempre. Conor, il re, era furibondo per il rapimento della bella giovane che aveva deciso di prendere in moglie, e si mise al loro inseguimento.
I fratelli vagarono per tutta l'Irlanda, e finalmente giunsero nel regno di Alba. Piantarono il loro accampamento nel bel mezzo di una landa selvaggia.
Quando, sui boschi delle montagne, la caccia andava male, rubavano il bestiame degli uomini di Alba. Essi eseguivano questi saccheggi can grande abilità, e quando il re di Alba lo venne a sapere li convocò a corte e li accolse cordialmente. Si sa, tutti vorrebbero essere circondati da uomini coraggiosi.
Un mattino, mentre era di ronda nei giardini del palazzo, il maresciallo di corte del re guardò in una tenda e vide Naisi e Deirdre dormire l'uno accanto all'altra come Dio li aveva creati.
Andò dal re e gli disse: «Oh mio sire, finalmente abbiamo trovato una donna adatta a te. L'ho vista a letto insieme a Naisi, il figlio di Usnach, ed è una donna che si addice a un dominatore dell'Occidente. Vivere insieme a lei dev'essere splendido. Fai uccidere Naisi e prendigli la donna».
«No» disse il re. «Agiremo diversamente. Cerca di scoprire se lei è ben disposta nei miei confronti.» E così fece. Ma quando il maresciallo di corte tentò di indurla all'adulterio Deirdre raccontò tutto a Naisi, l'uomo che lei amava più di ogni altra cosa. « Dobbiamo andarcene. Se non fuggiremo stanotte, voi uomini verrete tutti uccisi domani, e noi donne subiremo violenza.»
Allora i figli di Usnach lasciarono il palazzo del re di Alba e se ne andarono su un'isola lontana.
Un giorno re Conor diede una festa con i nobili nel regno nell'onesta casa di Emania. La musica era gradevole, e dopo che il bardo ebbe elogiato i cento avi del re, il re in persona prese la parola e disse: «Vorrei sapere da voi, principi e nobili, se siete mai stati a una festa più sfarzosa di questa, oppure se avete mai visto una casa più bella di questa casa di Emania». «No, o sire» risposero tutti in coro.
«Vi chiedo ancora» proseguì Conor «se qui manca qualcosa. »
«Nient'affatto!» risposero di nuovo.
«È certo la vostra cortesia che vi spinge a mentire» disse Conor. «So benissimo che, quando siete entrati, siete subito andati in cerca di qualcuno, e precisamente dei tre giovani, dei tre luminosi guerrieri, dei tre nobili figli di Usnach: Naisi, Aini e Ardan. Ahimè, essi sono lontani proprio a causa di quella donna! Severa è la loro punizione, essi vivono reietti su un'isola dell'oceano e combattono contre le orde barbare del re di Alba. Come saremmo tranquilli se fossero seduti qui a questo tavolo, sotto questo tetto, sempre pronti a difendere il regno dell'Ulster! Come vorrei che fossero qui tra noi! »
I nobili replicarono: «Se avessimo avuto il coraggio di dar voce ai nostri pensieri avremmo detto la stessa cosa. È veramente un peccato che i tre migliori uomini di Erin non siano tra noi».
Conor prese di nuovo la parola. «Inviamo dei messaggeri ad Alba, sull'isola del lago Etive, e preghiamo i figli di Usnach di ritornare a Erin.»
«Ma chi riuscirà a convincerli che a loro non accadrà nulla di male una volta giunti nel tuo regno?» chiesero gli altri.
«Solo tre di noi» disse Conor «possono garantir loro che io non mi lascerà trascinare dall'ira: Fergus, Cuchullan e Conell Carnach.
Decidiamo chi dei tre inviare come messaggero.»
II re prese Conell Carnach in disparte e gli chiese che cosa avrebbe fatto se i figli di Usnach fossero tornati con la garanzia dell'incolumità.
«Chi volesse far loro del male» rispose Conell Carnach «la pagherebbe con la vita.»
«Devo dedurre» disse Conor «che per te io non sono la persona più cara e importante.»
Conor fece la stessa domanda a Cuchullan e ne ricevette una risposta simile.
"Non c'è proprio nessuno al mondo" pensò tra sé Conor con tristezza "che sappia quant'è amara la solitudine?”
Poi chiamò Fergus, il figlio di Roy, gli fece la stessa domanda, e Fergus rispose: «Non verserei mai il tuo sangue, sire, ma chiunque altro cercasse di far del male a chi é stata promessa l'incolumità la pagherebbe con la vita».
«Vedo che tu mi ami e mi stimi più di ogni altra cosa» disse Conor. «Vai dagli Usnach e portali qua. Al ritorno passa da Dun Barach, ma non lasciar riposare un solo istante i figli di Usnach finché non saranno qui alla mia festa. Promettimi di far attuare tutto ciò che ti ho comandato.»
Fergus giurò solennemente, poi ritornò alla festa insieme al re e festeggiò la notte intera insieme agli altri nobili.
Il re chiamò Barach in disparte e gli chiese se avesse preparato una festa in casa sua.
«Ho preparato una festa a Dun Barach» disse costui. «Tu e i tuoi nobiluomini siete sempre i benvenuti.»
«Se tu riuscissi a trattenere Fergus fino al termine della festa, quando lui ritornerà da Alba» disse il re «mi renderesti un grosso favore.»
«Rimarrà tre giorni da me a festeggiare» replicò Barach. «Siamo entrambi membri della lega guerriera a del Ramo Rosso. Il suo giuramento gli impone di accettare la mia ospitalità.»
Il mattino successivo Fergus partì da Emania con i suoi due figli, Buini Borb e Illan Finn, e con Cailon, il suo scudiero, e si diresse verso Alba.
Attraversarono il mare e arrivarono all'isola sul lago Etive, dove vivevano i figli di Usnach. Deirdre e Naisi erano nella loro tenda e stavano giocando a scacchi seduti l'uno di fronte all'altro davanti alla lucida scacchiera di Conor. Quando Fergus entrò nel porto lanciò un urlo, il grido di caccia di un uomo forte, e Naisi, udito l'urlo, disse: «Ho sentito il grido di un uomo di Erin».
«Non era il grido di un uomo di Erin» replicò Deirdre. «Era il grido di un uomo di Alba.» Fergus urlò una seconda volta.
«Questo era il grido di un uomo di Erin» disse Naisi.
«Ma no» replicò Deirdre. «Continuiamo a giocare.» Fergus urlò per la terza volta. Naisi sapeva che solo Fergus poteva urlare in questo modo e disse: «Se costui non è il figlio di Roy io non mi chiamo più Naisi. Ardan, fratello mio, vai a dare il benvenuto al nostro consanguineo».
«Ho capito subito che era stato Fergus a urlare» disse Deirdre piano.
«Allora perché hai tentato di nascondermi la verità, regina?» chiese Naisi.
Allora Deirdre raccontò. «La notte scorsa ho fatto un sogno. Tre uccelli volavano verso di noi dalle pianure di Emania e sui loro becchi c'era una goccia di miele. Ma quando se ne sono volati via da noi la goccia di miele era diventata una goccia di sangue. »
«E tu, principessa, cosa pensi che possa significare questo sogno?» domandò Naisi.
«Fergus è stato inviato da Conor con un messaggio menzognero. Un messaggio di pace è dolce come il miele. E il sangue che verrà versato sarà il nostro sangue. »
«No, non ci credo» disse Naisi, e ordinò a suo fratello: «Fergus starà vagando sull'isola già da un po’. Vai, Ardan, e indicagli la strada per arrivare alla nostra tenda». Allora Ardan corse giù al porto, augurò il benvenuto a Fergus, abbracciò lui e i suoi figli e gli chiese notizie di Erin.
«Buone notizie» rispose Fergus. «Conor vi promette l'incolumità se ritornerete a Emania.»
«Non è possibile» disse Deirdre. «Il nostro potere ad Alba è più grande di quello di Conor a Erin.»
«Vivere in terra natia» replicò Fergus «è meglio di ogni altra cosa. Valgono poco il potere e la ricchezza se non possiamo guardare ogni giorno la terra che ci ha generati.»
«È vero» disse Naisi. «Erin sta sempre nel mio cuore anche se sono più sicuro e tranquillo ad Alba.»
«Fidatevi di me» disse Fergus. «Garantisco io per la vostra incolumità.»
«Allora andiamo» disse Naisi. «Se Fergus garantisce per la nostra incolumità non c'è motivo di dubitare. »
Il mattino dopo, all'alba, salirono sulle navi e issarono le vele per attraversare il mare.
Quando entrarono nel porto di Dun Barach, Barach in persona li stava attendendo sul molo. Salutò i figli di Usnach e Deirdre con falsa cordialità, poi prese Fergus in disparte e gli disse: «Rimani da me e prendi parte alla mia festa. Non permetterò che tu te ne vada prima di tre giorni, in nome della fratellanza e dell'amicizia che abbiamo giurato alla lega guerriera del Ramo Rosso».
Quando Fergus udì ciò si fece rosso in volto e disse: «Tu stai commettendo una malvagità, Barach. Come puoi invitarmi alla tua festa se sai benissimo che sto andando da Conor e che non devo perdere di vista i figli di Usnach? Il re ha promesso loro l'incolumità».
«Non m'interessa» rispose Barach. «Se rifiuterai la mia ospitalità ti lancerò un incantesimo.» Fergus si confidò con Naisi sul da farsi, e Deirdre rispose: «Devi abbandonare Barach oppure i figli di Usnach. Mi sembra una mancanza meno grave rifiutare l'invito a una festa piuttosto che lasciar soli degli amici affidati alla tua custodia. Ma io non posso decidere per te».
«Una via d'uscita c'è» rispose Fergus. «Io rimarrò da Barach mentre i miei due figli, Illan Finn e Buini Borb il rosso, vi accompagneranno e garantiranno per la vostra incolumità al posto mio.»
«Non abbiamo bisogno della tua scorta» disse Naisi adirato. «Le nostre forti braccia sono sempre state la miglior garanzia per la nostra incolumità.»
Ardan, Aini, Deirdre e i due figli di Fergus lo seguirono. Fergus rimase indietro, triste e pieno di cupi pensieri.
Deirdre disse: «Propongo di andare sull'isola di Rathlin e aspettare finché Fergus verrà ad accompagnarci, perché da questo momento in poi io penso che non potremo più contare sull'incolumità promessaci».
Ma Naisi e i figli di Fergus non vollero darle ascolto e fu deciso di proseguire il viaggio verso Emania.
«Ahimè» si lamentò Deirdre «non avrei mai dovuto lasciare Alba, la terra dall'erba rigogliosa.» Quando giunsero alla torre di vedetta di Fincairn, sui monti di Fuadg, Naisi si accorse che Deirdre non era più con loro. Tornò indietro e la vide immersa in un profondo sonno. Quando la svegliò ella si scosse piena di angoscia e di paura.
«Temo un tradimento» disse. «Ho fatto un sogno. Ho visto Illan Finn combattere al nostro fianco, ma alla fine il suo corpo era senza testa.»
«Le tue labbra sono leggiadre, ma i tuoi sogni sono sempre pieni di cose brutte» disse Naisi. «Io non ho paura di un tradimento. Proseguiamo.»
E così continuarono il viaggio e arrivarono ad Ardsallagh. Là Deirdre disse a Naisi: «Vedo una nube sopra Emania, una nube che gronda sangue. Ascoltate, figli di Usnach, non andate a Emania senza Fergus, andiamo a Dundalgan da nostro nipote Cuchullan e aspettiamo che Fergus abbia fatto fronte ai propri impegni».
«Io non ho paura di niente e di nessuno» disse Naisi. «Andiamo avanti.»
Allora Deirdre gridò: «Oh, Naisi, non vedi quella nube sopra Emania, una nube piena di sangue, grondante pus? Ahimè, non andare a Emania stasera!».
«Non ho paura» rispose Naisi. «Non ascolterò il tuo consiglio. Andiamo avanti.»
«Nipote di Roy» replicò Deirdre. «Assai raramente tu e io abbiamo avuto divergenze di opinioni. Siamo sempre stati un cuore e una mente, fin dal giorno in cui Lewara mi mandò alla pianura di Emania dove tu stavi suonando.»
«Non ho paura» ripeté Naisi.
«Figli di Usnach» replicò Deirdre «c'è un modo per sapere se Conor ha intenzione di tradirci. Se ci porteranno nelle case di Emania non avremo nulla da temere, ma se ci daranno come alloggio la casa della lega guerriera del Ramo Rosso preparatevi al peggio.» Mentre diceva questo giunsero alle porte di Emania. Naisi bussò e la sentinella chiese chi era.
«La famiglia di Usnach e Deirdre» fu la risposta. Per ordine di Conor vennero accompagnati alla casa della lega guerriera del Ramo Rosso.
«Sarebbe meglio se almeno adesso prestaste ascolto ai miei consigli» disse Deirdre. «Sicuramente ci accadrà qualche sventura.»
«Sciocchezze» disse Illan Finn, il figlio di Fergus. «I figli di mio padre non hanno mai conosciuto la viltà. Io e Buini Borb resteremo insieme a voi nella casa del Ramo Rosso.» Quando vi presero alloggio i servitori portarono loro carne e vin dolce in abbondanza, finché tutti furono soddisfatti e di buonumore. Deirdre e i figli di Usnach, però, furono prudenti e assaggiarono solo poco cibo e poco vino perché temevano per la loro vita.
Poi Naisi disse: «Portatemi la scacchiera! » e si mise a giocare a scacchi con Deirdre su quella scacchiera lucida.
Sapendo che Deirdre era nella casa del Ramo Rosso, Conor si sentì più tranquillo e disse ai suoi ospiti: «Chi di voi vuole andare per me alla casa del Ramo Rosso per vedere se la bellezza di Deirdre è ancora così grande? Se il suo viso o il suo corpo non sono mutati, se non esiste al mondo donna più bella di lei?».
Allora Lewara, la balia, disse: «Lo farò io per te, sire». Ella amava Naisi e Deirdre, li aveva fatti incontrare, e questa era l'unica possibilità per parlare con loro.
Quando arrivò alla casa del Ramo Rosso vide Naisi Deirdre seduti davanti alla scacchiera. Li abbracciò, li baciò e disse: «Figlioli miei cari, come sprecare il vostro tempo in giochi e divertimenti mentre Conor medita il tradimento nei vostri confronti? Ahimè, questa sarà una notte triste per la famiglia degli Usnach se non sbarrate porte e finestre e non lottate con coraggio. E tu, figlio di Fergus, fa’ tuo dovere finché arriverà tuo padre».
Poi pianse lacrime amare e ritornò alla casa di Emania. Conor le chiese che cosa avesse visto. Devo darti una buona e una cattiva notizia» rispose Lewara. «La buona è questa: i figli di Usnach sono sempre i tre uomini più valorosi di Erin. La cattiva è la seguente: la donna che, quando scappò dal paese, era la più bella di Erin, adesso non è più così bella.» Conor fu colto da ira e gelosia. Continuò a bere, ma non riuscì a trattenersi a lungo e dopo un momento disse: «Chi di voi è disposto a darmi notizie veritiere dalla casa del Ramo Rosso?».
Nessuno dei nobili rispose poiché tutti temevano che il re avrebbe potuto rompere la promessa fatta a Fergus.
Allora Conor disse a uno dei suoi: «Trendorn, ti ricordi chi ha ucciso tuo padre?».
«Naisi mac Usnach ha ucciso mio padre e anche i miei tre fratelli.»
«Allora vai e informati per conto mio sul vero aspetto di Deirdre. Non riesco proprio a credere che la sua bellezza sia svanita come la neve in primavera.»
Trendorn corse alla casa del Ramo Rosso e vide, da una finestra aperta, Naisi e Deirdre che stavano giocando a scacchi. Deirdre disse a Naisi: «C'è qualcuno alla finestra che ci sta osservando».
Naisi scagliò contro la spia il pezzo degli scacchi che stava per muovere e colpì Trendorn cavandogli un occhio. Trendorn ritornò dolorante da Conor. Adesso costui aveva un pretesto per dar battaglia. Annunciò a tutti il proprio sdegno. «Naisi un tempo era mio vassallo. Ora vuole diventare re.» E a bassa voce chiese di Deirdre.
«È sempre bella» rispose Trendorn. «Nessuna donna al mondo potrebbe misurarsi con lei in bellezza.»
Quando Conor udì ciò divampò in lui il fuoco dell'ira e della gelosia, e tutti nel salone se ne accorsero, tanto ardente era questo fuoco. Balzò sul tavolo e gridò agli uomini che stavano partecipando alla festa: «Orsù, correte, assaltate la casa del Ramo Rosso e portatemi qui i colpevoli, affinché io li possa punire! ».
Con un terribile baccano i guerrieri dell'Ulster circondarono la casa e incendiarono porte e finestre. Quando i figli di Usnach udirono le grida chiesero chi stesse urlando, e la risposta fu: «Conor e Ulster!».
«Traditori! » gridò Illan Finn. «Volete rompere la promessa che il re ha fatto a mio padre» «Canaglie! Cani rognosi! » ringhiò Conor di rimando: «Volete difendere i rapitori di mia moglie?». «Ahimè! » esclamò Deirdre. «Siamo stati ingannati. Fergus era un traditore.»
«Se Fergus vi ha traditi» disse Buini Borb il rosso «io rimarrò con voi.» Spalancò la porta e fece una sortita con i suoi uomini.
Uccise cinquanta valenti guerrieri dell'Ulster e gettò grande scompiglio tra le truppe di Conor. Quando il re lo venne a saper chiese chi avesse ucciso i suoi migliori uomini. «È stato Buini Borb il rosso, il figlio di Fergus. « Fermo! » gridò Conor al figlio di Fergus. «Ti darò delle terre a Slive Fuadh.»
«E poi?»
«Ti nominerò mio cancelliere» promise Conor. Allora Buini Borb abbandonò la battaglia e se ne andò.
Ma la terra che il re gli aveva promesso si trasformò quella notte stessa in una steppa desolata. Da allora venne chiamata Dalwhiuny ed è una sinistra palude sui monti Fuadh.
Quando Deirdre vide che anche Buini Borb abbandonava esclamò: «Traditore il padre, traditore il figlio. Non vi avevo forse detto che Fergus era un traditore?».
«Se Fergus è un traditore» disse Illan Finn «io non vi tradirò mai finché questa piccola spada resterà nelle mie mani.»
Illan Finn passò all'attacco con i suoi uomini. Si scontrò con gli assedianti in tre violente battaglie, e uccise trecento uomini.
Poi rientrò nella casa dove Naisi e suo fratello Aini stavano giocando a scacchi. I figli di Usnach non volevano dare a vedere che i loro cuori erano impauriti da tutto quel fracasso.
Illan Finn distribuì delle fiaccole ai suoi uomini organizzò una nuova sortita, riuscendo a scacciare nemici che avevano appiccato fuoco alla casa del Ramo Rosso.
Allora Conor esclamò: «Dov'è mio figlio Fiara Finn?».
«Sono qui, mio sire!»
«Tu e Illan Finn siete venuti al mondo la stessa notte. Vai e combatti con lui, e dato che egli reca le insegne di suo padre, tu porta le mie insegne e la mia armatura. Prendi oceano, fuga e vittoria, il mio scudo, la mia lancia e la mia spada e combatti per tuo padre contro il figlio di Fergus.»
Fiara indossò allora l'ottima armatura del padre ed entrò nella casa del Ramo Rosso per combattere contro Illan Finn.
Fu un combattimento leale da veri uomini, aspro, sanguinoso, selvaggio, ardente, irruento e spaventoso. Alla fine Illan Finn atterrò Fiara e lo costrinse a cercare riparo sotto íl proprio scudo. In quel momento le onde dell'oceano iniziarono a scrosciare =quello scudo aveva la particolarità di far riecheggiare il rumore del mare in tempesta quando colui che lo portava era in pericolo. I tre mari di Erin si unirono con le loro onde al fragore dell'oceano. Le onde di Tuath, le onde di Cliona e le onde di Inver-Rory rimbombavano e annunciavano le difficoltà di Fiara.
Conell Carnach sedeva sulla scogliera di Sanseverich e udì il rumore di Loch Rory e del mare. Allora prese le sue armi, radunò i suoi uomini e si diresse verso Emania, perché aveva capito che il suo re era in pericolo.
Sul campo davanti alla casa del Ramo Rosso videro Fiara Finn messo alle strette dal suo avversario. Allora assalirono Illan Finn e gli scagliarono le loro lance colpendolo al cuore. Lui non riuscì nemmeno a capire cosa fosse successo, poiché non aveva visto arrivare nessuno.
«Chi mi ha trafitto alle spalle?» gridò. «Perché queste canaglie non hanno cercato il combattimento faccia a faccia?»
«Dimmi chi sei! » gridò Conell.
«Sono Illan, il figlio di Fergus.»
«E io sono Conell Carnach.»
«Sii maledetto per l'azione malvagia che hai commesso, Conell. È stato vile e bestiale da parte tua trafiggermi alle spalle. Sto difendendo la famiglia di Usnach tornata da Alba, alla quale era stata promessa l'incolumità.»
«Perdiana! » esclamò Conell. «Non lascerò impunità quest'offesa.» E con un colpo violento staccò la testa di Fiara. Poi se ne andò adirato e preoccupato.
La debolezza della morte assalì Illan. Gettò le sue armi nella casa del Ramo Rosso ed esortò Naisi a combattere da vero uomo.
Ancora una volta gli uomini dell'Ulster assaltarono la casa del Ramo Rosso e tentarono di appiccarvi fuoco. Ardan e i suoi uomini uscirono per domare il fuoco e uccisero cento guerrieri.
Naisi stesso intervenne nella lotta verso la fine della nottata, e quando venne l'alba aveva allontanato tutti i nemici dalla casa.
Ma Conor inviò altri guerrieri in battaglia, e la lotta imperversò nella pianura con un accanimento inaudito fino a pieno giorno.
La carneficina si rivelò una sciagura per gli uomini dell'Ulster. Finché non verranno contati i grani di sabbia delle spiagge, le foglie delle foreste, le gocce di rugiada dei prati e le stelle del cielo non sarà possibile contare la grande quantità di teste, mani e gambe nude e rosse di sangue tagliate da Naisi e dai suoi fratelli e abbandonate sulla pianura.
Poi Naisi ritornò nella casa del Ramo Rosso, fece coraggio a Deirdre e disse: «Ce la faremo. Combatti con coraggio e non temere».
I figli di Usnach formarono, con i loro scudi, un muro protettivo, si scagliarono come aquile sulle truppe di Conor, e per mano loro molti valorosi persero la vita.
Quando Cathbad, il druido, vide che i figli di Usnach stavano minacciando il re in persona, fece ricorso alla magia e lanciò loro un incantesimo. Le armi caddero dalle loro mani ed essi furono assaliti dagli uomini dell'Ulster. Le loro membra erano state paralizzate dall'incantesimo.
Però nessun uomo delle truppe dell'Ulster aveva il coraggio di dare la morte ai figli di Usnach, tanto erano amati dal popolo e dai nobili.
In casa di Conor viveva però un uomo di nome Maini, la mano violenta, figlio del re Lochlin, al quale Naisi aveva ucciso il padre e i due fratelli. Fu costui a ucciderli, e quando gli uomini dell'Ulster vennero a sapere della morte dei valenti guerrieri, si misero a piangere per il dolore e il cordoglio.
Deirdre si gettò sui cadaveri e baciò i corpi senza vita. Poi si strappò i capelli e i vestiti. Venne scavata una fossa e Deirdre, con i capelli sciolti, versò calde lacrime e intonò il suo canto di dolore:

I leoni della collina se ne sono andati,
ed io sono rimasta sola, così sola..
Scavate la tomba, larga e profonda
Che io sono malata e debole e vorrei dormire.

I falchi del bosco sono volati via,
ed io sono rimasta sola, così sola.
Scavate la loro tomba, larga e profonda
E lasciateci dormire fianco a fianco.

I draghi della roccia stanno dormendo,
di un sonno che non li lascerà mai nonostante i nostri pianti,
scavate la tomba e fatelo in fretta,
lasciatemi giacere sul corpo del mio amore.

Deponete le loro lance e gli scintillanti scudi
Ai fianchi di quei guerrieri,
più di una volta i tre uomini che ho di fronte
mi trasportano sui loro scudi.

Deponete sul fondo della tomba,
sotto ad ogni testa, una Claymore;
più di una volta questi tre nobiluomini
arrossarono di sangue le lame blu per me.

Deponete i collari, così come è uso,
dei loro segugi ai loro piedi,
più di una volta essi stanarono
il rosso, possente cervo per me.

Gettate dentro (la fossa) i cappucci dei falconi,
coltello e freccia, corda ed arco:
mai più accanto al torrente o nella pianura
cammineranno i gentili uomini dei boschi.

Dolci compagni per me siete sempre stati,
crudeli con me, vostra sorella, non foste mai.
Boschi e luoghi selvaggi, e vallate avvolte dalla foschia:
In essi io stavo come in un palazzo con voi.

Oh potessi ascoltare il canto del mio amore
Dolce come il trillo di una tromba;
come il beccheggiare delle onde dell’oceano
che gonfiano la voce intorno alla nostra dimora!

Oh potessi udire gli echi risuonare,
intorno al nostro capanno fatato nel verde,
delle tre voci che in un crescendo corale
infrangevano il silenzio sopra di noi!

L’eco adesso tace [dorme], piange perfino
l’allodola che da sola incanta il cielo!
Le labbra di Ardan non hanno più fiato,
la lingua di Neesa è fredda nella morte.

Cervo, esulta nella valle e sul monte,
salmone, salta dal lago alla fontana,
airone, riscaldati nell’aria,
i figli di Usnach non potranno più darvi la caccia!

In Erin voi non siete più,
padroni dell’arte della guerra;
mai più sarà il vostro destino
quello di reggere le sorti della battaglia!

Disgrazia per me! Con l’inganno e col torto,
il falso traditore ed il forte tiranno,
i discendenti del Clan Usnach hanno venduto e comprato
per la gloria di Barach e per l’oro di Conor [Conchobor]!

Disgrazia per Eman, dal tetto alle fondamenta!
Disgrazia per il Ramo Rosso, dall’ingresso alla sala!
Disgrazia dieci volte e nero disonore
Al falso e ripugnante Clan Conor!

Scavate la tomba, larga e profonda,
Che io sono malata e debole e vorrei dormire!
Scavate la tomba, e scavatela in fretta,
lasciatemi giacere sul corpo del mio amore.

Links e approfondimenti
*"Deirdre of the Sorrows" by J. M. Synge
*Il lamento di Deirdre
*"Il destino dei figli di Usnach" di Lady Augusta Gregory, in "Cuchulainn of Muirthemne"



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